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Un libro fa luce sul buio oltre la siepe Stampa

Spesso la traduzione italiana dei titoli dei film si è tradotta in un esercizio perverso di fantasia. Il povero, delicato François Truffaut ha visto così il suo Domicile Conjugal trasformato in Non drammatizziamo.

È solo questione di coma. Il poetico Brewster McGloud di Robert Alrman è stato trasformato, alla Dario Argento, in Anche gli uccelli uccidono, e via così storpiando, All'altra estremità, Stagecoach ha trovato un titolo immortale in Ombre rosse, Citizen Kane continua a trasmetterci l'idea del Quarto potere e Eva contro Eva è certo più bello di All About Eve.
Dei titoli ben trovati fa parte anche quello del libro Il buio oltre la siepe, che nell'originale è To Kill a Mockingbird: titolo intraducìbile, per la buona ragione che sin dalla prima edizione si è aperto un dìbattìto ornitologico, in quanto il mockingbird, uccellino molto diffuso in America (nome scientifico mimus polyglottos), è sconosciuto in Europa, dove si è variamente trasformato, per semplificare in passero, in merlo, in tordo e in usignolo.
Queste, ed altre cose più importanti apprendiamo leggendo il libretto di Riccardo Esposito edito da Le Mani e dedicato al libro e al film intitolati, appunto, Il buio oltre la siepe; e che di libro e film studia l'origine, i legami, le trasformazioni. A ragione, perché in questo romanzo bellissimo Harper Lee (una signora del profondo Sud americano nata nel 1926, che con questo libro vinse il Premio Pulitzer) profuse tutte le cose importanti che aveva da dire (e infatti i romanzi successivi non ebbero lo stesso successo).
Il buio oltre la siepe ha generato anche film bellissimo e intenso, scritto da Horton Foote e diretto da Robert Mulligan, che nel 1962 vinse tre Oscar. Al centro, gli affetti familiari, la giustizia, il sentimento antirazzista, che Gregory Peck ha illuminato con una rara intensità, diventando il padre che tutti vorremmo aver avuto. Come credo tutte le ragazzine vorrebbero essere la figlioletta Scout, davanti a cui si apre lo scontro tra il bene e il male, come spiega il libro di Esposito, piccola guida curiosa e intelligente al trapporto tra la scrittura e l’immagine.

 

Irene Bignardi
«Il Venerdì di Repubblica» 1 luglio 2009

 

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