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Cristo mi chiama ma senza luce. Pier Paolo Pasolini e Il Vangelo secondo Matteo Stampa
a cura di Roberto Chiesi

«Cristo mi chiama ma senza luce» è il verso di una poesia di Pier Paolo Pasolini ventenne e ateo, Dopo l'emozione provata visitando la Cittadella di Assisi e rileggendo i Vangeli, volle realizzare Il Vangelo secondo Matteo (1964), dove la figura e le parole di Cristo venivano contrapposte da Pasolini alla «vita come si sta configurando all'uomo moderno, la sua grigia orgia di cinismo, ironia, brutalità…, compromesso…».
A cinquant'anni di distanza, otto studiosi di diversi istituti e università italiane affrontano l'analisi e la lettura del capolavoro pasoliniano, un film che ha segnato un'epoca.
Introdotto dalle presentazioni di Ivan Grossi, presidente dell'Associazione Amici dell'Osservatorio della Pro Civitate Christiana e Chiara De Luca, presidente della Pro Civitate Christiana, il volume riunisce saggi di Marco Antonio Bazzocchi (Università di Bologna), Tony Bernardini (Pro Civitate Christiana), Roberto Calabretto (Università di Udine), Roberto Chiesi (Centro Studi - Archivio Pasolini di Bologna), Luciano De Giusti (Università di Trieste), Virgilio Fantuzzi (La Civiltà Cattolica), Peter Kammerer (Università di Urbino), Dario Edoardo Viganò (Pontificia Università Lateranense) e le testimonianze di alcuni interpreti del film: Margherita Caruso, Ninetto Davoli  e Giacomo Morante.




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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 03 Settembre 2015 14:17 )
 

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