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NEL SOLCO DELLA BIBBIA. Ricorrenze ebraiche viste da vicinoNON PIU' SERVI DEL POTERE. Gli psicologi del lavoro

NERO AVATI. Visioni dal set

Ruggero Adamovit
Claudio Bartolini
Luca Servini
2010
pp. 184
ft. 14x21
inserto foto colore
€20,00
ISBN 978-88-8012-571-6
Info su: Adamovit Ruggero, Bartolini Claudio, Servini Luca

In me c’è una grande nostalgia verso queste prime modalità produttive. Questa nostalgia farà sì che, prima o poi, io ci riprovi. Non tanto a fare un film di genere, quanto a realizzare un’opera in condizioni altrettanto difficili. (Pupi Avati)
Il fantastico, l’eccezionale, il diverso, il deforme, tutto ciò che comunque ha una contiguità con il reale, ma non è necessariamente reale, va a comporre un mondo che tuttora mi interessa e mi incuriosisce.
(Pupi Avati)


Pupi Avati è nero, ma nessuno sembra ricordarlo. Inizia così la sua carriera e così prosegue nel corso dei decenni in un personalissimo percorso cinematografico, scandito da opere lontane anni luce (o forse no) da quelle storie nostalgiche e agrodolci che tutti noi amiamo ricordare e riguardare così spesso. C’è qualcuno, nei misteriosi territori della Bassa, che ricorda ogni cosa. Ogni inquadratura. Ogni luce, ma soprattutto, ogni ombra. Cesare Bastelli, Lino Capolicchio, Steno Tonelli, Giulio Pizzirani e Gianni Minervini conoscono queste paure da molto vicino, e le raccontano passo dopo passo come se le stessero vivendo. Di nuovo. Perché i set dell’Avati gotico padano, quando li hai vissuti o anche soltanto visti su uno schermo, ti entrano sotto la pelle. E non ti abbandonano. Mai più.









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