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FANUEL NUTI. Giorni davanti a Dio. 1921-1940FELCI E PIANTE AFFINI IN LIGURIA E IN ITALIA

FANUEL NUTI. Giorni davanti a Dio. II Tomo 1940 - 1958

Elena Bono
2011
pp. 144
€14,00
ISBN 978-88-8012-591-4
Info su: Bono Elena

Con il secondo tomo di Fanuel Nuti - Giorni davanti a Dio 1940-1958, si concludono insieme l’intero volume (1921-1940 nel primo tomo, edito nel 2003) e l’intero ciclo Uomo e Superuomo, che comprende il romanzo Come un fiume, come un sogno  (1985, dopo un lavoro quasi trentennale) e i racconti di Una valigia di cuoio nero (1998).
La complessiva stesura narrativa ha l’estensione di un grande romanzo russo classico, tra I fratelli Karamazov e Guerra e pace, e soprattutto ne ha l’intenzione, mutati tempi, luoghi e cultura, di itinerarium ad Deum.
La presenza provvidenziale-misteriosa di Fanuel Nuti nel corso narrativo si è già rivelata nel precedente tomo come quella dello scrittore autobiografico e traduttore di Come un fiume, come un sogno e di Una valigia di cuoio nero, personaggio, dunque, dentro e fuori 1a narrazione, e che dà vita non a se stesso - non ci riesce molto neppure nel  quotidiano - ma agli indimenticabili personaggi degli scritti da lui composti o tradotti. La peculiarità di Fanuel Nuti, che lo individua precisamente come personaggio narratore (traduttore) e narrativo, con una libertà per ciò eccezionale, che genialmente Elena Bono gli ha confezionato, è quella di tessere, fuori di sé e in sé, nei tremendi fatti bellici del nazismo nichilista-omicida e della resistenza ad esso, i fili inapparenti di un’“epopea umile”: quella sua e quella delle vittime accanto alla falsa epopea degli effimerissimi vincitori, “mosche cocchiere”, dice Elena con Manzoni, “della storia”... “Epopea umile” significa qui la vita di un uomo come altri, molto dotato e poco realizzato, capace di atti nobili ma anche occasionalmente riprovevoli e smarriti, tutti però “davanti a Dio”, tutti, cioè, sul filo di una autocoscienza premente e divorante, che pur tra sballottamenti e oscurità lo guida e infine lo salva.

Dall’introduzione di Giovanni Casoli








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