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LA ROMA DI FELLINILA SEDUZIONE DELLO SPETTRO. Storia e cultura del colore nel cinema

LA ROSA DI ZOLFO

Antonio Aniante
a cura di Graziella Corsinovi
2012
pp. 110
€14,00
ISBN 978-88-8012-646-1
Info su: Corsinovi Graziella

Di tutta l’opera teatrale di Antonio Aniante (1900-83), geniale e anomalo scrittore catanese, la commedia fantastica La rosa di zolfo è sicuramente quella di maggior successo. Rappresentata l’8 luglio 1958, dal Teatro Stabile di Trieste al Festival della prosa della Biennale di Venezia, per la regia di Franco Enriquez, con interpreti di alto profilo, tra cui uno straordinario Domenico Modugno e una prestigiosa Paola Borboni, La rosa di zolfo promuove il riaffacciarsi di Aniante sulle scene italiane dopo circa un trentennio di silenzio.
La ristampa del testo, pubblicato sulla rivista «Il Dramma» nel 1958, vuole riproporre al pubblico di oggi un autore di qualità, in gran parte ancora da riscoprire, e una commedia originale, che possiede l’incantata esemplarità della favola. Ambientata nell’entroterra siciliano di molti anni fa, riarso dalle zolfare e dall’atavica mancanza d’acqua, la vicenda si snoda attraverso il triplice sogno-delirio della protagonista Rosalia. Creatura bellissima, dalle fattezze arabe, languida e sensuale, ama e sposa lo zolfataro Colao ma, segretamente, aspira a un destino diverso, da contessina. Su questa duplicità psicologica si sviluppa l’intreccio drammatico, i cui motori principali sono la sete, l’amore, la gelosia, le passioni violente. Non priva di momenti comico-grotteschi, caratteristici del primo teatro aniantesco, la commedia affronta però anche una tematica sociale insolita per lo scrittore: la dura condizione degli zolfatari, ridotti in condizioni di miseria dallo sfruttamento latifondista e mafioso. Da qui nascono le improbabili illusioni di riscatto, rivelate, nella dinamica del sogno, dalle fughe e dalle tentazioni di Rosalia.
Nello sfondo dell’arido e splendido paesaggio siciliano, Aniante racconta la difficile vita degli zolfatari, con i ritmi, i toni e i colori del cantastorie popolare, alleggerendo così la drammatica durezza della realtà nella sfumata dimensione della fiaba.
Dell’antico Aniante, sapiente manipolatore delle tecniche d’Avanguardia, permangono i rapidi mutamenti di scena, i “travestimenti” tipizzati dei personaggi (zolfatari, carabinieri, briganti, mafiosi) fortemente realistici ma anche iperbolici e surreali, la cifra sfavillante e alogica del materiale scenico. Emblematizzata dalla limpida e pietrificata bellezza della rosa di zolfo, simbolo di amore e di fedeltà, la commedia fantastica ci consegna però, soprattutto, nelle modalità trasfigurate dell’ideazione artistica, la testimonianza
della struggente nostalgia dell’esule Aniante per un “mondo che fu”: quello di una Sicilia odiata-amata e, ormai, definitivamente lontana.








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