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CABIRIA. Studi di cinema n. 179CALAMIDA. Il sorriso della caricatura

CABIRIA. Studi di cinema n. 180

Rivista quadrimestrale di studi cinematografici
II quadrimestre 2015
pp. 120
ft. 16,5x24
ill. b/n e colore
€10,00
ISBN 978­88­8012­700­0
Info su: Cinit - Cineforum Italiano

Questo è l’anno della doppia ricorrenza: il centenario della nascita e il trentennale della morte; ma affinché una rivista come «Cabiria» si occupasse di Orson Welles a dire il vero non ci sarebbe stato bisogno di anniversari. Dei suoi meriti in ambito cinematografico non si finirà mai di parlarne, come pure di indagare sui mille rivoli delle sue attività artistiche ancora ignorati o trascurati. E la presentazione all’ultima Mostra di Venezia de Il mercante di Venezia (considerato perduto) e di Otello (nella sua copia italiana integrale, più lunga delle altre conosciute) è solo un’ulteriore occasione per tornare a parlare del genio.
Un genio che in Italia non fu inizialmente molto amato.
Quando i suoi film cominciarono a essere distribuiti da noi dopo la guerra, mentre lui stesso sceglieva il nostro paese come patria di elezione, le reazioni della critica e della stampa specializzata furono sospettose, fredde, addirittura sprezzanti. E anche il pubblico italiano non amò particolarmente né il divo, né i suoi istrionici personaggi sullo schermo. In quel clima ostile, Welles non si scoraggiò e cominciò a lavorare al suo Otello tutto italiano, prodotto dalla Scalera Film, con attori e tecnici nostrani. La lavorazione durò quattro anni, fu fonte di leggende e comportò cambi di interpreti, set, compagne e aiutanti. Tra questi c’era Mary Alcaide, cui è dedicato il primo saggio di «Cabiria» n. 180, scritto con la consueta perizia da Alberto Anile, massimo esperto del periodo italiano di Welles, che ci offre il ritratto di una ragazza gentile impegnata a fianco del maestro come segretaria tuttofare, scelta perché conosceva molto bene l’inglese. Scopriamo così ulteriori curiosità sulla lavorazione di un film che poi riceverà un meritato primo premio al Festival di Cannes del 1952. Altri due saggi, a cura di Davide Zordan e Marco Vanelli, riguardano due commedie che Welles scrisse (e una la mise anche in scena a Parigi) proprio durante la gestazione travagliata di Otello. Sono del tutto dimenticate e, a tutt’oggi, ne è rimasta solo la traduzione francese.
Il contatto di Welles con due personaggi importanti (seppur per motivi diversi) quali Charlie Chaplin e Lucky Luciano è al centro di altri due contributi (rispettivamente di Massimo Tria e nuovamente di Anile) offerti dalla rivista: la controversia con il creatore di Charlot a proposito della paternità del soggetto di Monsieur Verdoux, con tanto di documenti poco noti alla mano, e l’avvicinamento del regista da parte del noto boss mafioso italoamericano affinché la sua vita fosse da lui raccontata sullo schermo (lo farà, molti anni dopo, Francesco Rosi). Infine la testimonianza dello storico del cinema Carlo Montanaro che alla fine degli anni Sessanta partecipò in qualità di comparsa alla realizzazione del tanto misterioso Mercante di Venezia. A completare il quadro su Welles, troviamo anche curiosità, fumetti, poster, nonché una rassegna sulla bibliografia recente e una panoramica sul suo rapporto con la musica leggera.


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